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CAPITOLO 08 DI 15

8. Il contesto italiano: tasse, bollo, TFR e previdenza

8. Il contesto italiano: tasse, bollo, TFR e previdenza

CAPITOLO 8 Il contesto italiano: tasse, bollo, TFR e previdenza Avvertenza di aggiornamento Le informazioni di questo capitolo sono aggiornate al 25 ottobre 2026 e riguardano in generale chi è residente fiscale in Italia. Le norme cambiano e ogni situazione ha aspetti specifici. Per decisioni concrete consulta le fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate, COVIP, INPS) o un professionista abilitato. Come sono tassati ETF, fondi e obbligazioni Per un residente in Italia, redditi e plusvalenze degli strumenti finanziari sono in generale soggetti a un’imposta sostitutiva del 26%. Fa eccezione l’aliquota del 12,5% sui titoli di Stato italiani e su quelli dei Paesi inclusi nella cosiddetta white list, oltre ad alcuni emittenti equiparati. Per ETF e fondi che investono in tali titoli, il 12,5% si applica solo alla quota di proventi riferibile a essi: la tassazione di un fondo misto si divide quindi tra le due aliquote. Conta anche chi calcola e versa l’imposta. Con un intermediario italiano in regime amministrato, l’intermediario agisce come sostituto d’imposta e, di norma, l’investitore non deve dichiarare questi redditi. Con un intermediario estero gli adempimenti possono spettare all’investitore, inclusa la compilazione del quadro RW e il versamento dell’IVAFE. In un ETF a distribuzione i proventi sono tassati quando vengono incassati. In uno ad accumulazione l’imposta sul guadagno si paga di norma al momento della vendita: la tassazione è differita, non cancellata. Sulle minusvalenze serve cautela. In generale le minusvalenze su redditi diversi possono compensare plusvalenze della stessa natura entro i quattro anni successivi, ma le plusvalenze degli ETF armonizzati sono normalmente inquadrate come redditi di capitale e non sono compensabili con le minusvalenze. È un punto tecnico da verificare con un professionista prima di pianificare vendite in perdita. Esempio illustrativo ETF. Un ETF armonizzato acquistato a 10.000 € e venduto a 14.000 € produce una plusvalenza di 4.000 €. Con aliquota del 26%, l’imposta è 1.040 € e il guadagno netto 2.960 €. Titolo di Stato. Una cedola annua di 300 € su un titolo di Stato italiano ha un’imposta del 12,5%, cioè 37,50 €; restano 262,50 €. L’esempio non considera commissioni di negoziazione né altre imposte. L’imposta di bollo Sugli strumenti finanziari detenuti in un dossier titoli è dovuta un’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore di mercato. È un’imposta patrimoniale: si paga anche in anni in cui lo strumento ha perso valore. Su 50.000 € sono circa 100 € l’anno; su 10.000 €, circa 20 €. Per chi usa un intermediario estero il bollo è sostituito da un’imposta analoga, l’IVAFE. Esistono esenzioni e regole particolari per alcuni prodotti.
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Continuazione · pagina 13

Per chi investe, il bollo equivale a un piccolo costo annuo aggiuntivo: aggiunto ai costi del capitolo 7, contribuisce a ridurre il rendimento netto. TFR e previdenza complementare Il TFR (trattamento di fine rapporto) è una quota della retribuzione che il datore di lavoro accantona ogni anno per i lavoratori dipendenti, pari a circa il 6,9% della retribuzione annua. Può restare in azienda, dove si rivaluta ogni anno con una regola legata all’inflazione (1,5% fisso più il 75% dell’aumento dei prezzi), oppure essere destinato a una forma di previdenza complementare. Le regole di adesione e di conferimento sono state modificate di recente, soprattutto per i nuovi assunti: verifica quelle applicabili al tuo caso con il datore di lavoro o sul sito della COVIP. La previdenza complementare (fondi pensione negoziali, aperti, piani individuali pensionistici) è pensata per integrare la pensione pubblica. Le caratteristiche principali, in generale: • Deducibilità. I contributi sono deducibili dal reddito complessivo entro un limite annuo, salito dal 2026 a 5.300 € (era 5.164,57 € fino al 2025). Nel limite rientrano i contributi del lavoratore e del datore, non il TFR. Per i lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 è possibile recuperare nel tempo il plafond non utilizzato nei primi cinque anni. • Tassazione. I rendimenti maturati nel fondo sono tassati con un’aliquota agevolata rispetto al 26% (20%, con il 12,5% sulla quota in titoli di Stato). La prestazione finale è tassata con una ritenuta del 15%, ridotta di 0,3 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del 9%. • Contributo del datore. Molti contratti collettivi prevedono un contributo aggiuntivo del datore se il lavoratore versa a sua volta: è una componente da non trascurare. • Vincoli. Il denaro è meno liquido: anticipazioni e riscatti sono ammessi solo nei casi previsti dalla legge, con trattamenti fiscali diversi. • Costi e rischio. I costi variano molto tra le forme (la COVIP pubblica un indicatore sintetico dei costi, l’ISC) e il rendimento non è garantito, salvo specifici comparti con garanzia. Esempio illustrativo Un contributo di 3.000 € all’anno, dedotto con un’aliquota marginale ipotetica del 33%, riduce l’imposta di circa 990 €. Il risparmio dipende dal proprio reddito e dalla propria aliquota marginale; non è un rendimento dell’investimento, e il capitale resta vincolato alle regole del fondo. Cosa possiamo fare, concretamente? Elenca le regole fiscali che si applicano ai tuoi strumenti e il tipo di intermediario che usi (italiano o estero). Verifica se il tuo contratto prevede un contributo del datore di lavoro, confronta i costi (ISC) delle forme disponibili e chiedi conferma a un professionista fiscale prima di decisioni rilevanti.
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